Il racconto di Halloween 2014

Stato
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Billy-AR

Cowboy
UN FORTE DA INCUBO
Nella notte di Halloween di ritorno dalla città fantasma una strana nebbia inizia a ricoprire la prateria così decido di fermarmi a dormire nella caserma del forte prima di proseguire per Riserva Navajo.
Nel cuore della notte vengo svegliata da strani rumori, quando esco scopro che le torri sono state tutte illuminate da numerose zucche intagliate che danno al tutto un aspetto sinistro soprattutto a Meteson e Numerouno che allenano i gattini fortisti sulle mura di cinta.
La mia attenzione è attirata maggiormente dal centro del forte dove scorgo Neper legato al palo della bandiera con addosso solo il tanga azteco mentre canta a squarcia gola “Bolle di sapone” mentre iBrandon vestito da mago di legno con la falce al posto della bacchetta e Xpol vestito da pollo gli effettuano una strana danza rituale intorno.
Cerco di allontanarmi senza che mi vedano ma un rumore proveniente dal cimitero dietro la caserma mi fa sobbalzare, quando mi avvicino al punto da cui proveniva il rumore mi accorgo che è Cattura vestito da coniglio pasquale intento con la vanga a scavare tombe e al suo fianco Chryss che fa la guardia alle pelli di puma e R3plicant che ulula alla luna piena. E’ tutto così irreale che corro a rifugiarmi nel quartier generale alla ricerca di aiuto ma non riesco a trovare nessuno che possa aiutarmi.
Proprio quando sto perdendo le speranze e credo di esser rimasta sola in un forte di matti dall’ultima stanza ancora da controllare sento provenire delle voci, apro la porta con cautela e all’interno scopro Mariuci e York vestiti da cupido intenti a saccheggiare cadaveri Chupaa, per fortuna non si accorgono di me intenti come sono a discutere su chi ha steso più nemici durante la battaglia e richiudo la porta. Ho bisogno di uscire e di scappare via da li perché i miei amici sono strani e non li riconosco più però per farlo dovrò attraversare le cucine, il regno delle nostre Calamity Deb e Calamity Greta sempre intente a preparare qualche dolcetto per l’esercito prima di ogni battaglia e arrivare sul prato nord del forte dove sarò allo scoperto e tutti potranno vedermi e questo mi fa paura.
Quanto finalmente arrivo alla porta sul retro controllo che non ci sia nessuno e mi nascondo in un piccolo antro buio quando scorgo il becchino iTex vestito da ballerina che aspetta sul carro che attende l’esito della battaglia e IlCattivo86 che lavora per costruire bare dove far riposare il generale di turno tra Duje o Coffin esanime al termine della battaglia per colpa di un esercito ribelle che non ascolta mai gli ordini e quando loro dicono di attaccare a destra invece va a sinistra.
Ora che la battaglia è finita e l’attenzione di tutti è verso il campo di battaglia mi lancio sul carro dl mercante ambulante Eldoradox per andare verso il portone che Miail in mutandoni inizia a chiudere e mi accorgo che probabilmente non arriverò mai in tempo, inizio ad urlargli di fermarsi ma lui non mi riconosce e continua a chiudere.
Sono quasi al portone, sprono i cavalli per un ultimo sprint sento la tromba della carica e faccio un salto svegliandomi nella branda della caserma e mi accorgo che si è trattato solo di un incubo o forse no?

Atiranna
 

Billy-AR

Cowboy
Novella del selvaggio west

Correva l’anno 1849, esattamente la fine di ottobre, era inverno inoltrato, la neve era caduta e copriva ogni cosa a perdita d’occhio.
In una piccola baita viveva Bunny Joy un avventuriero che coltivava la terra e portava qualche mucca a valle a pascolare.
Quella notte era strana, la luna si stagliava alta nel cielo e non c’erano nuvole, l’uomo stava per sfornare dei buonissimi tortini alla carota, ripieni di una crema vellutata di zucca, il profumo inondava il piccolo locale e Bunny già sbavava al pensiero di poterli assaporare.
Mentre stava per aprire la finestra per far raffreddare i tortini, vide una grossa carrozza nera, scendere rumorosamente dallo sterrato montano. Incuriosito dalla cosa, inizio a sellare la sua Ciuka, cosi si chiamava la sua cavalcatura, e si mise ad inseguire la carrozza che correva verso il piccolo borgo di Silent Hill Souls.
Dopo quasi mezz’ora giunse ai margini del paese vicino al cimitero, vide la carrozza ferma all’entrata e quattro uomini in modi trafelati e con abiti scuri stavano adagiando una grossa cassa nera sul selciato.
Bunny incuriosito si avvicino al muretto di pietre perimetrali e spiò i quattro sgherri, ne riconobbe uno era il becchino del cimitero, un certo Truce Boy Piccion.
Si domando: ”Ma che ci fanno a quest’ora in un cimitero con una cassa?” continuò a guardare, gli uomini erano silenti come se attendessero qualcosa.
Verso la mezza notte circa la nebbia si innalzo improvvisamente coprendo i dintorni e dai campi la Meritrice lentamente si avvicinò a loro.
Senza dire una parola gli uomini la scoperchiarono e mentre la figura incappucciata con il dito indice fece il gesto di avvicinarsi, una figura traslucida emerse dalla cassa.
Era una donna, Bunny la conosceva bene!
Una vecchia pazza che viveva sulla montagna, tutta sola, era la strega del Forest Fatuous, era Geneviev Monville, conosciuta anche Come Isabel la pazza!
Lo spettro si girò per un attimo verso Bunny, lui si spaventò tanto che era paralizzato dalla paura, sudava freddo e i denti battevano a ritmo serrato.
Poi La Morte, che brandiva la falce, apri il suo mantello e racchiuse lo spirito di Geneviev e scomparve come la nebbia.
Bunny penso” è stata di sicuro un’allucinazione, sicuramente dovuta alla cena a base di zuppa di cipolle”.
I quattro figuri iniziarono a chiudere la cassa con chiodi lunghi di ferro e picchiettavano con mazze a ritmo sul coperchio della cassa, Bunny Pensò “che lavoro ingrato, perfino di notte non hanno pace e devono lavorare” alla fine iniziarono a scavare una fossa, adagiarono la cassa e la ricoprirono di terra, poi andarono verso il carro ed estrassero una croce di pietra nera, nell’intersezione quasi a rilievo usciva un quadrato simile a uno scudo medioevale come quelli che usarono i Conquistadores Spagnoli.
Curioso Bunny s***** a guardare la scena, non si accorgeva del tempo che trascorreva inesorabile, ma stranamente non faceva freddo, anche se tutto era coperto dal bianco della neve.
A ridosso di una piccola collina adiacente al cimitero si ergeva un piccolo santuario, alcuni lo definivano un sepolcro, con passo furtivo Bunny si diresse verso la piccola porta di legno, la apri, ma quest’ultima scricchiolò rumorosamente, Bunny si voltò verso il cimitero e notò che gli uomini erano spariti, senza rumore alcuno.
Una volta all’interno della costruzione, che era illuminata da grossi ceri bianchi, notò che sul fronte nord sulla parete a mezza altezza giaceva attaccato alla peggio un grosso crocifisso, tutto impolverato, anche se non era credente per rispetto di quel luogo si fece il segno divino, si inginocchiò e disse una preghiera nei confronti della povera pazza Isabel.
Alla fine della preghiera ritornando sui suoi passi vide una libreria con tomi neri, in un angolo in basso un cartello che diceva “Le parole del Signore ti possono accompagnare in ogni dove e confortare la tua anima, con una semplice donazione di 5$ puoi aiutare i poveri e acquistare il libro del Signore”.
Bunny penso: ” Male non può fare, poi lo farei per una buona causa e avrei anche una lettura diversa per la sera”
Mise i 5$ in una scatola delle offerte, che conteneva svariate banconote, la richiuse e prese un libro dallo scaffale e si accinse ad uscire dalla chiesa, nel mentre controllò se aveva le chiavi della porta di ingresso, della rastrelliera dei fucili e della vecchia cassapanca piena di ricordi e cimeli di famiglia.
Prima chiave, seconda chiave, “ohibò ma dov’è la terza chiave?” esclamò Bunny preoccupato, si mise a cercare impulsivamente la piccola chiave d’ottone, guardò nelle tasche laterali della giacca, in quella piccola in alto su torace, in quella interna, si tasto ovunque ed infine la trovo appesa al collo a mo di ciondolo, fece un sospiro di sollievo e s’incammino verso l’uscio.
La notte era inoltrata e la luna piena riempiva il cielo e privava le stelle della propria luce, nessuna nuvola all’orizzonte, anche girando su stesso a trecento sessanta gradi non ne scorgeva una ….
Era una notte strana, priva di gelo e anche se aveva assistito a quella scena macabra e irreale il suo cuore era calmo, di una calma e serenità mai avute prima.
Si appropinquò verso Ciuka e anch’ella era calma quasi sopita, rilassata come non mai, la cavalcò e con un leggero colpo di tacco la spronò a camminare rivolgendogli in verso “gidap” per invogliarla e svegliarla da quel dolce sonno che la imperniava.
Ripercorse a ritroso il sentiero sterrato che portava alla sua piccola baita fatta di tronchi di pino, ripensando ai tortini che lo avrebbero aspettato sul ciglio della finestra, al dolce tepore del camino, alla sedia a dondolo e alla trapunta fatta da nonna anni prima, alla sua fisarmonica di latta scadente lasciata dal padre…
Nella lunga camminata si crogiolava nei ricordi familiari, nelle avventure passate, nelle primavere a coltivare o a portare i 4 capi di bestiame a pascolare.
D’improvviso un ululato, poi un altro e dal bosco numerosi occhi traslucidi si stagliarono dal bosco, Ciuka era terrorizzata e aumentò goffamente il passo, erano lupi, tanti, pure troppi per fare affidamento sulla sua Colt Dragon 1847 sei colpi, calibro 44, un’arma affidabile ma non abbastanza da abbatterle tutte.
Zampettando sulla neve alcune bestie si avvicinarono furtive, le grosse zampe gli impedivano di sprofondare troppo nella neve, un gruppo di 2 arrivava alla sua sinistra e un altro di 4 alla destra, erano a circa a 60 metri, sapeva che l’arma aveva una gittata di massimo 35 Mt. ed era letale a 15mt.
In quella frazione di tempo tra il pensare e l’agire non si accorse di un grosso lupo nero che gli arrivò alle spalle che lo disarcionò e lo fece cadere nella neve soffice.
Il tempo si fermo per una durata indecifrabile di secondi, tutto pareva immobile mentre la grossa fiera lo scuoteva, sentiva i suoi denti acuminati che si facevano strada attraverso i suoi indumenti…
Una giacca di pelle spessa qualche centimetro, una camicia di flanella e la calzamaglia di cotone, fino a giungere alla carne, i denti penetrarono, ma non sentì alcun dolore, forse soprafatto dalla paura, o dall’adrenalina.
La neve si macchio di un rosso, mentre il lupo nero lo scuoteva poderosamente, era paralizzato, non riuscì neanche a puntare l’arma, neanche a sparare un colpo, pian piano tutto si fece buio, un’oscurità che si provava solo quando ci si addormenta e si entra nel mondo onirico di Morfeo che ci dona sogni e incubi in egual misura.
Mi svegliai, mi guardai attorno e le bestie sparite, di Ciuka neanche l’ombra, ero preoccupato, e spaventato, cercai con fatica di rialzarmi, la neve era di un rosso vivo tutto intorno, mi guardai attorno ancora frastornato e con stupore notai una beffarda figura ghignante sulla neve, era una grossa zucca con occhi e naso triangolari e denti appuntiti che solcavano il ghigno, il mio sangue riempiva gli spazi esterni del disegno e la neve occupava il lineamenti della figura.
Una volta ripresa coscienza, mi guardai il braccio gli indumenti erano laceri e la ferita zannuta faceva capolino sulla mia pelle, aveva smesso di sanguinare e doleva appena.
Mi guardai attorno, le tracce dei lupi erano sparite nel bosco, non c’erano ulteriori segni di lotta, non c’erano carcasse di animali.
Pensai “ la mia Ciuka sarà salva, forse è andata a casa” e sì quando si è soli tutti i propri beni hanno un valore enorme.
Raccolsi la colt e il libro acquistato quella notte e arrancando nella neve mi appropinquai verso casa.
I miei passi erano pesanti, anche se la neve sul sentiero era battuta da diversi cavalli e carri, non mancava molto già la potevo vedere in quella notte luminosa, finalmente giunsi, mi guardai attorno e andai verso la stalla, Ciuka era lì che mangiava il suo fieno, ero contento che stesse bene, gli tolsi la sella di cuoio rigido e riempì l’abbeveratoio, poi usci e mi diressi verso l’uscio di casa, infilai la chiave di ferro e feci fare 2 giri verso sinistra, la serratura scatto in modo sordo, entrai e richiusi la porta dietro di me.
Non mi sentivo stanco, anzi ero sollevato di essere tornato a casa sano e salvo, con quella ferita sul braccio, con calma buttai nel camino qualche ramo per ravvivare il fuoco,presi la teiera piena d’acqua che di solito serviva per fare le tisane,la riempi di acqua e aghi di pino e la misi sul fuoco.
Attendendo che l’infuso fosse pronto mi levai i vestiti, presi un telo di cotone e lo sezionai in tessuti rettangolari, all’ebollizione, tolsi la teiera dal fuoco, una parte della tisana la versai nella tazza di e l’altra gli inzuppai i pezzi di cotone, che passavo sulla ferita, in modo da detergerla.
Preparai un’impacco di aghi di pino e erbe officinali e mi legai il braccio con una fasciatura stretta.
Presi i tortini dalla finestra, si erano raffreddati troppo, e li misi vicino al fuoco in modo che la salsa al loro interno passasse dallo stato solido a quello cremoso.
Dopo qualche minuto furono pronti, li appoggiai sul tavolo, avvicinai la tazza e mi sedetti sul dondolo adagiando la trapunta sulle gambe, di solito andavo abbastanza tardi a coricarmi, ma mai come in quella sera, assaporai i tortini come se fosse la mia ultima cena e sorseggiai la tisana calda, il fuoco scoppiettava, il sonno quella notte, fatta di vicende strane, non appariva sui miei occhi, come se Morfeo si fosse addormentato lui stesso dimenticandosi di me.
Mi spinsi con la sedia 3 volte in avanti in modo da afferrare la giacca, il cigolio sulle travi di legno, non era fastidioso, anzi piacevole, la afferrai e misi una mano per prendere il libro, quel libro che nella mia vita era apparso solo quando ero un’infante, un ricordo della mia infanzia quando la mamma ci portava in chiesa a sentir messa, quel libro che il prete apriva e leggeva con fervore, parole e sermoni uscivano a volte come fiabe, a volte come monito, quel grosso libro che il prete proteggeva e che stava in tutte le case di Silent Hill Souls, quel libro che tutti chiamavano “La Sacra Bibbia”!
Io avevo smarrito la strada tempo addietro, troppi lavori, troppe avventure, per sobbarcarmi anche la religione ed egoisticamente me ne ero dimenticato, ma ora era lì tra le mie mani, ora potevo tornare forse sulla retta via, ma la mia spiritualità era svanita come gli anni della mia giovinezza, girai il libro e con stupore lessi “Libro dei Canti”.
Rimasi perplesso, come mai quel libro era in vendita in un sepolcro?
Tante domande, ma nessuna risposta, imprecai, mi arrabbiai, ma alla fine lo apri, dopotutto era una lettura e non sia mai che mi aiutasse ad addormentarmi.
Apri la prima pagina e sfogliai la seconda dove apparve la prima canzone che faceva cosi:
Provai ad accompagnarmi con la mia armonica, la musica era piacevole, più una ballata che un canto vero e proprio,o almeno non un canto da chiesa.
Alla fine mi alzai, presi la pipa e il tabacco, raccolsi un tizzone ardente dal camino e l’accesi, mi avvicinai alla porta, la apri e uscì sul patio rimirando il cielo e la luna era grande e gialla, splendente come non mai, feci una lunga e corposa aspirata di tabacco e lo stesso si illumino di un arancio vivo per terminare quasi spegnendosi in uno sbuffo di fumo, poi feci uscire dal naso il fumo appena ispirato, l’odore era acremente dolciastro e permaneva a lungo intorno a me.
Ad un tratto mi misi la mano destra al petto, un dolore acuto sembrava squarciarmi il cuore, i battiti erano accelerati, erano talmente forti da sentirli direttamente nel cervello, la pipa cadde a terra in un unico rumore sordo, mi cingetti il capo con le mani, tappandomi le orecchie, per far smettere quel rumore, la vista si appanno per un leggero batter di ciglia, i peli di tutto il corpo iniziarono ad allungarsi, la struttura del corpo stava mutando i vestiti si lacerano del tutto, persino la cinta esplose con un forte boato di cuoio tranciato di netto, la fibbia schizzo per qualche metro, insieme ai bottoni della camicia, mi trovai nudo come un verme, ma interamente coperto da una folta pelliccia, ancora non capivo cosa mi stava succedendo, ma sapevo che potevo stare sia in postura eretta che a quattro zampe come un cane e non risentirne, né perdita di equilibrio, né disorientamento, anzi i miei sensi si erano affinati, potevo scrutare la notte come se fosse giorno, potevo sentire a lunghe distanze tutti gli animaletti che stavano attorno alla casa, potevo odorare i profumi della natura, potevo percepire la paura delle mie prede.
Poi provai ad emettere qualche parola, ma erano suoni gutturali, quasi dei versi, dei ringhi, non capivo cosa accadeva, ma non provavo paura, anzi con un balzo in avanti scattai veloce sulla neve, correvo come mai un uomo avrebbe potuto fare anche usando tutta la sua possanza fisica, correvo come il vento che mi colpiva il viso, in un batter d’ali ero già al ruscello che distava 450 Mt. dalla mia casa, mi accinsi a bere da una riva del ruscello e quello che vidi non era il mio viso ma bensì quello di una grossa fiera, più precisamente un lupo.
Di primo acchito scattai indietro spaventato, man mano che vedovo quel muso riflesso sulla superficie dell’acqua, mi ci abituai come se fosse una cosa normale.
Ero felice come non ero mai stato fino ad ora,ero un tutt’uno con la natura,con il bosco,con la vita e l’universo.
Corsi ancora sempre più veloce, sino a giungere sull’altopiano dal quale si poteva vedere tutta la vallata, con un leggero scatto delle zampe posteriori, mi ersi in piedi, ritto e fiero e protraendo il capo verso l’alto e all’indietro emisi un unico verso liberatorio, un ululato che a causa della conformazione del luogo creava echi continui, come se fosse una moltitudine di creature ad emetterli.
Il mattino seguente mi svegliai in un letto non mio, il locale era più assomigliante ad un carro di grosse dimensioni, che ad una stanza di una casa, mi alzai ed avevo dei vestiti indosso, il locale conteneva un letto, un comò con specchio al centro, una sedia di legno, un armadio, due piccole finestre svettavano dai fianchi della stanza ed erano corredate da tendine bianche di pizzo, dietro di me una porta.
Un po’ frastornato dal profumo di lillà che impestava l’ambiente, mi recai alla porta quando l’apri fui inondato da un andirivieni di gente, musica e quant’altro per fare chiasso e attirare l’attenzione, scesi i gradini e mi ritrovai con i piedi in ammollo nel fango “ ma porca” esclamai adirato, una decina di carrozze a formare un semicerchio, creavano un perimetro intorno a tendone principale, poco più in la si ergevano tende più piccole e negozietti di legna, i colori erano sgargianti, la musica di una banda all’ingresso del tendone invitava la gente ad entrare, dagli svariati negozi arrivavano odori di cibi, carne alla brace, mele candite e torte di vario genere.
Girando attorno vidi 1 bancarella della lotteria a tappi, mi ricordai subito la mia infanzia, il gioco consisteva a scegliere tre tappi per 10 cent, sotto ogni tappo vi era un numero da uno a cento, quel numero corrispondeva a un determinato premio, mi avvicinai e curiosando una voce disse “ vengano, signori e signore, tentate la fortuna, per soli 20 cent, potrete portare a cosa qualcosa di straordinario” mi, voltai verso la voce e vidi un distinto ometto sui quaranta, con bombetta, monocolo e bastone che agitava sulla sua testa accanto a lui un piccolo scimpanzé vestito di tutto punto, gilet rosso e bombetta nera imitavi i gesti del padrone e faceva le boccacce.
“Signore vuole provare la fortuna? Solo 20 cent” lo guardai e dissi “mi dispiace non ho soldi!”mi sarebbe piaciuto provare a giocarci, ma ahimè non avevo il becco di un dollaro, mi voltai per andarmene lo sguardo cadde a terra, per puro caso in mezzo a varie carte notai quella che poteva essere una moneta, mi chinai leggermente in avanti per raccoglierla, la fortuna mi arrise, era un Pezzo Da Otto tutto logoro e scalfito dalle tempo, il pezzo da otto aveva un valore preciso di 1$, era una moneta di origine spagnola, coniata in Messico nei primi dell’800.
Mi voltai e dissi “va bene gioco!”, diedi la moneta e mi arrivo il resto, che misi in tasca, mi guardai attorno ed estrassi tre tappi, li voltai e trovai i numeri 95,37,18.
Il 95 prese come premio una banana un frutto dalla forma strana semicircolare di colore giallo – nero pensai “di non averla mai assaggiata” il 37 mi donò una gabbietta contenente 2 sorci bianchi di nome Marbless e Luthy, il 18 un pugnale, dalla lunga lama.
Dopo tutto non mi era andata cosi male, presi la banana la sbucciai e vidi che il frutto era bianco al suo interno e un po’ poroso, ne staccai un pezzo e lo diedi ai 2 topi, che da prima lo annusarono e poi famelicamente lo divorarono, allora ne staccai un altro pezzo e lo misi in bocca, il sapore era dolce con un pizzico di agrume simile al lime, non certo una raffinatezza per il mio palato.
Venni distratto dallo scimpanzé che faceva capriole e strillava eccitato alla vista del frutto, glielo diedi lo mangio con voracità, alla fine mi fece un gesto di assenso mettendo pollice e indice a formare un cerchio e le altre dita leggermente alzate, capi subito che aveva gradito facendomi il segno dell’ Okay.
Ringraziai e mi allontanai perdendomi tra la folla con i miei premi, la gabbia poco più grande di un pugno la legai alla cinta dei pantaloni, mentre il coltello, lo misi nello stivale avvolgendolo in un panno per non tagliarmi la caviglia.
Mentre ero rapito dalla musica e dalle bancarelle una mano si appoggiò sulla mia spalla, mi voltai e apparve una ragazza più o meno alta come me, dai vaporosi capelli castani, occhi nocciola e la pelle leggermente brunita, che mi sorrideva “vedo che stai bene, ti abbiamo trovato ieri all’alba, tutto nudo” arrossendo mi disse, ”poi ti ho fatto mettere nel mio carro, sai io sono una circense, una funambola, tra poco c’è il mio spettacolo, vieni a vedermi!”
Rimasi perplesso qualche istante, poi in un sol colpo risposi: “Ti ringrazio, io sono Bunny Joy e vivo nella contea di Silent Hill Souls, okay verrò a vederti”terminai con un sorriso, lei si girò come per andarsene ritorno sui suoi passi “piacere io sono Kekky Narvalius” si protrasse verso di me, allungo le sue braccia affusolate e poggio le sue mani sul mio viso e avvicino il suo per stamparmi un bacio sulla guancia, poi ridendo scomparve tra la folla.
Esclamai a gran voce “ MA E’ SUCCESSO VERAMENTE?” arrossi e mi incamminai verso il tendone pagai il biglietto e entrai dentro, al centro della tenda c’erano due grossi pali che sorreggevano la tenda, in basso una fila di casse disposte a cerchio con al centro un uomo panciuto vestito di rosso, con cilindro che diceva “VA ORA A INCOMINCIARE LO SPETTACOLO”, cercai un posto in prima fila, iniziarono ad entrare i clown che fecero il classico spettacolo delle torte in faccia, e dei calci nel sedere, nulla di che.
Poi fu la volta dell’orso sulla palla, quel numero mi fece ridere, infine al rullare dei tamburi, la voce del direttore pronuncio il suo nome “ECCO A VOI L’INCREDIBILE BELLISSIMA Kekky”tutti volgemmo lo sguardo verso l’alto, mentre gli inservienti approntarono una rete e del fieno sotto la struttura dove si sarebbe esibita Kekky.
I tamburi rullarono per qualche minuto, poi silenzio, Kekky inizio a camminare sulla fune tenendosi in equilibrio con una lunga asta orizzontale, ogni tanto ondeggiava, facendoci dire “Ohh” oppure “Ahh” altre volte saltava sul posto, alcuni chiudevano gli occhi, altri come me rimanevano affascinati, ripetè il numero 2 volte, poi scese di qualche metro in una fune più bassa a circa 5 metri dal suolo, la fune era tripla ed intrecciata di uno spessore doppio di quella superiore, Kekky inizio a passo veloce a percorrerla, senza sostegno per il baricentro, poi fece un salto sul posto, poi un salto con capriola in avanti, corse per qualche metro, si fermo e fece una capriola all’indietro.
Tutti eravamo estasiati dalla sua bravura iniziarono ad applaudire uno scrosciare di mani simile ad una cascata c’era chi diceva “Brava” chi “Bis”, io ero ammutolito, poi calò il silenzio e il direttore annuncio “ E ORA IL GRAN FINALE” Kekky prese una rincorsa ed ogni due passi faceva una capriola in avanti, era veloce, era sicura, forse troppo, un attimo di distrazione la sua, cadde rovinosamente a terra, rimbalzando sulla rete e poco fuori dal fieno.
Tutti ci alzammo in piedi, alcune donne gridarono”AHH” scattai e corsi verso di lei, che era a terra priva di sensi, gli inservienti accorsero e la portarono fuori, lontano dalla mia vista, corsi al di fuori facendo il giro del tendone, spintonando la gente, giunsi dove era lei la stavano portando nella sua carrozza, li segui ma non mi fecero entrare.
Ero preoccupato, poi trafelati arrivarono il direttore e un uomo con una valigetta da medico, entrarono e calò il silenzio.
Passò un po’ di tempo e uscirono, avevano la faccia preoccupata al direttore usci una frase”come faremo adesso? Lei era la stella dello spettacolo” chiesi il permesso di entrare, ma non mi fu concesso, vi era un’andi ri-vieni di donne che portavano bacinelle d’acqua.
Arrivò la sera ancora stavo aspettando, la porta si apri e una donna fece capolino e disse “sei ancora li, io vado a fare una zuppa di pollo, se vuoi entrare, ora puoi, ma non rimanere tanto perché deve riposare”lascio la porta aperta e spari dietro ad altri carri, entrai, presi la sedia e mi sedetti accanto al suo letto, lei giaceva ancora svenuta, le coperte non la coprivano per intero e le gambe facevano capolino, la destra era avvolta da garze, che a loro volta tenevano stretti dei bastoni, che arrivavano fino al ginocchio.
Capì che si era rotta una gamba, presi dalla bacinella lo straccio e lo strizzai e lo adagiai sulla fronte, continuai per qualche ora.
Dopo arrivò la donna con un vassoio con la zuppiera e 2 piatti e disse” non ti dispiace dargli tu da mangiare, io devo sbrigare altre faccende” adagio il vassoio sul comò e se ne andò chiudendo la porta, presi i piatti e versai la zuppa, nel mentre Kekky stava rinvenendo, mi apprestai lasciando quello che stavo facendo per fermarla dal scendere o alzarsi dal letto, gli dissi “stai calma, non puoi alzarti, il dottore ha detto che devi stare a letto, non ti ricordi che sei caduta?”
Lei frastornata si guarda intorno e poi dice “ahi, ahia, che male” nota la gamba fasciata e steccata e capisce ciò che gli è successo, scoppia a piangere, Io un po’ impacciatamente l’abbraccio e cerco di confortarla dondolando leggermente il corpo in modo da cullarla.
Una volta calma la imbocco soffiando ad ogni cucchiaio di brodo caldo, e cambiando il panno d’acqua sulla fronte, poco dopo si assopisce con gli occhi rossi delle lacrime.
La veglio per 3 giorni e nel mentre anche altre donne entrano per cambiarla e lavarla, cacciandomi spesso in malo modo fuori, non mi ero mai occupato prima d’ora di un altro essere vivente che non fossero i miei animali, ero confuso, ogni volta che pensavo a lei il cuore mi batteva forte.
Il quarto giorno ritornano il direttore e il medico entrano nel carro sentii dei brusii, poi lei gridare “ANDATE VIA, FUORI DI QUI,” poi scoppiare a piangere, entro trafelato e gli chiedo cosa è successo, lei mi dice che la sua carriera è finita, che non potrà fare più spettacoli, che non sarà più la stella delle folle.
Gli afferro la mano per rincuorarla, guardandola gli dico: “Ma sarai la mia attrazione, sarai la mia stella, sarai la mia guida, sarai l’altra parte della medaglia,sarai la mia metà” con un sospiro dissi: “Mi vuoi sposare?”
Lei rimase sorpresa,arrossì,rise e arrossi di nuovo,poi mi abbraccio e grido “SI”, sorrisi e l’abbraccia a mia volta,la lasciai a letto e usci dal carro,presi i 2 muli li attaccai al carro,tolsi i freni e mi misi in marcia, non prima che lei salutasse tutte quelle meravigliose persone con cui aveva condiviso i suoi 30 anni.
Ci incamminammo per il sentiero che portava a Silent Hill Souls,le praterie dei dintorni erano ancora innevate, passammo davanti a diverse città abbandonate,dette anche città fantasma,in voga qualche anno prima quando si trovava nei fiumi la polvere d’oro,città come Tombstone, Deadwood famose per i traffici commerciali e divenute abbandonate.
Dopo due giorni attraversammo il Forest Fatuous,mancava poco a casa ero preoccupato per il mucche e per Ciuka e speravo che il fuoco si fosse spento e non avesse incendiato casa…
Giunti verso sera, fermai il carro alla stalla, slegai i muli li portai dentro, Ciuka mi accolse nitrendo, l’abbracciai e poco dopo distribuii fieno ai 3 muli e alle 4 mucche, presi 2 secchi d’acqua e riempii gli abbeveratoi, chiusi la stalla e andai verso la porta di casa sul patio trovai i miei vestiti laceri, la colt, le chiavi di casa, apri la porta e spostai le coperte del letto, mi spostai verso il camino e adagiando ramoscelli secchi e con l’aiuto dell’acciarino accesi un fuoco che ravvivai con pezzi di legno grossi, mi recai verso il carro, entrai e copri Kekky e la presi in braccio, lei mi abbraccio appoggiando la sua testa sul petto, camminai e la adagiai sul letto ricoprendola e gli dissi “ora sei a casa riposati, se hai fame dammi qualche istante che preparo qualcosa” annui, sorridendo, ricambiai.
Andai in dispensa, del pane e del latte e inizia a preparare qualcosa da mangiare, una volta pronto portai la cena e mi sedetti accanto, ci rifocillammo, raccontando passi della nostra vita, poi ci assopimmo

Bunny Joy
 
Stato
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