I 5 anni di The West

Stato
Non aprire per ulteriori risposte.

Billy-AR

Cowboy
Una luce chiara si diffonde nella stanza, e piano piano apro gli occhi...
stanchi, affaticati e tremendamente fastidiosi, mi sembra di avere ancora tutta quella sabbia dentro...
troppo cavalcare, in 5 anni, troppe lande del west da esplorare in lungo e largo..
troppe avventure e troppi duelli soprattutto...
ogni giuntura del mio corpo scricchiola mentre mi alzo, ogni vecchia ferita sembra che mi voglia dare il buongiorno..
" damn it!!!! "
un caffè... il mio regno per un caffè... la mia ally per un dannatissimo caffè..
dicono che io sia cattiva, la strega cattiva del west...
eppure qui ho fondato un impero, e ho trovato anche l'amore...
chi ci crederebbe? nessuno...
dannati, ecco cosa siete... tutti una banda di dannati che morirà sotto i colpi del mio ... del mio cosa?? del mio buon senso ecco...
parlare da sola ormai è consuetudine, sarà l'età... o forse la poca comprensione che ormai spadroneggia ovunque...
5 anni di macelli... 5 anni di poveracci resi schiavi da questa polvere o da questo oro..
che poi, a trovarlo l'oro... nessuno..
tutti ad arrampicarsi alla bell e meglio su lavoretti o lavoracci pur di guadagnare qualche dollaro bucato che non gli varrà mai a nulla... manco la cena..
tutti questi anni e se faccio i conti cosa mi rimane? amici? parenti? nemici?
si nemici... tanti tantissimi...
poveri illusi... come se dar la caccia a me portasse qualche frutto...
come se essere la numero uno volesse dire che le mie cicatrici non si sentono...
no sciocchi... si sentono tutte eccome...
voglio la pensione...
voglio ritirarmi in una piccola cittadina lontana... con lui e basta... nel nostro piccolo forte dedicato all'amore...
ma nessuno mi lascerà mai vivere...
ne i nemici ne tanto meno i mie....
vi odio tutti... voi e quest'acqua che sembra brodo che uso per lavarmi il viso...
questi vestiti.. ormai a brandelli e cenciosi, ma ... ci sono affezionata..
povera me .. poveracci i miei e la mia alleanza..
li ho portati sulla vetta e ora??? ora sono distrutta... ora saranno allo sbando...
ora dovranno cavarsela e io, la grande genev, andrò finalmente in pensione...
non ci credo nemmeno io, anche pronunciandolo ad alta voce... e che voce... tutte quelle sigarette bastarde...
hai voglia a cambiar vita... hai voglia a fare la persona normale...
mi guardo le mani, mentre quasi tremano rivestendomi...
sanno già che hanno solo questi istanti, e poi dovranno essere più ferme di quelle di un chirurgo da cavalli...
esistono i chirurghi da cavalli ? non lo so, i miei cavalli muoiono e io scavo per seppellirli...
odio questi bottoni...
odio quest'aria già densa di piombo...
uscirò da quella porta dopo aver sistemato la chioma, mia non del cavallo, sotto il cappellaccio, con la solita spavalderia, rintanando dentro ogni mio desiderio e ogni paura..
prenderò tutte le decisioni del caso, ascolterò sprezzante tutti quelli che saranno li ad aspettare i miei ordini e le mie soluzioni... e sparerò... sparerò... sangue e piombo sempre..
per altri anni e anni ancora...
e potrà cambiare tutto, come ogni anno, come sempre, ma io sarò qui a sparare e maledire ogni cosa... fiere feste compleanni e tornei stupidi...
anno dopo anno...
non ci saranno mai altre genev..
non potrò mai andare in pensione a curare un orto che detesto..
raddrizzo le spalle stanche, apro la porta e subito eccoli a perseguitarmi...
" genevvv ci hanno attaccato un forteeee... dobbiamo andare la o ne attacchiamo altri??? "
" come facciamo per vestirci meglio?? come reskilliamo ?? "
"genevvvvv ci seii?? mi sentiii ?? quella città vuole unirsi a noiiiiii "
" genevvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv"
guardo tutti... non rispondo...
poi , molto molto lentamente, estraggo la colt dal fodero, e scintillante come non mai, la mostro a tutti...
cominciano a fare silenzio, aspettano le mie perle...
io li guardo, uno a uno... quei visi troppo abbronzati dai lavori che in tanti anni non li hanno ancora resi ricchi, stanchi dalle ferite in battaglia, e .. noiosi, noiosi come non mai...
quando impareranno ??
forse quando non ci sarò più..
sono li e aspettano... guardo la colt, le sorrido... " amica mia... "
controllo il colpo in canna e sparo..

genev
 

Billy-AR

Cowboy

L'alba era ormai vicina.
Il canto dei galli a squarciagola, lo scalpitio degli zoccoli dei cavalli sulla terra battuta corrosa dal sole e dal vento, le grida dei mercanti che esponevano alla gente i prodotti del giorno, tutto questo era il segno che un'altra notte era finita e con essa anche gli incubi del povero John. Era la terza notte che faceva quel sogno: vedeva ombre avanzare con cautela, sentiva il suono delle canzoni confuso col nitrire spaventato dei cavalli, sentiva odore di polvere da sparo ma, cosa più importante, aveva la sensazione che di li a poco qualcosa di brutto e raccapricciante sarebbe successo.
Tuttavia la giornata faceva presupporre che tutto sarebbe andato bene. Ogni ombra della notte era scomparsa e il sole stava iniziando a brillare con maggior foga. John non avrebbe osato sperare in niente di meglio: la sera si sarebbe festeggiato il 5° anniversario di The West e lo sceriffo non voleva avere problemi.
Destato dal sonno notturno, John si alzò dal letto e, come solito ogni mattino, indossò una camicia di cotone bianca, un pantalone di pelliccia marrone, regalo della madre indiana da tempo deceduta, e insieme con i soliti stivali da cowboy indossò una cintura con le fibbie provvista di due fondine abbastanza large da contenere i giganteschi revolver dello sceriffo: Destro e Sinistro. Quindi, indossò un gilet di cuoio dipinto e ,per finire, indossò la stella da sceriffo. Uscito dall'appartamento, si diresse al saloon di Henry per bere la sua solita tequila mattutina. L'aria nel locale era afosa e odorava di whisky e muffa, odori sempreterni in quel locale frequentato dalla maggior parte dei cowboy dell'Arizona. Seduto ad un tavolo c'era l'indiano Waupee, guerriero ed esperto guaritore degli indiani Apache, indossava dei pantaloni di pelle verdi, comodi mocassini azzurri e, per finire, un abito cucito con le pelli di mille animali diversi, simbolo del suo rango all'interno della tribù. John si diresse dall'indiano:
-Buongiorno, amico pellerossa-esordì lo sceriffo
-Augh, mio prode sceriffo. Cosa vi porta a questo tavolo?- rispose Waupee
-Nulla, soltanto la mia tequila mattutina e la solita chiacchierata con te. Sento qualcosa nell'aria ma non riesco a capirne il motivo-
-Rilassati, amico bianco. Non c'è nulla di cui preoccuparsi- rispose l'indiano.-Ho sentito dire che stasera ci sarà una grande festa in città per festeggiare il 5° anniversario di The-West. Sai qualcosa a proposito?
-Si, bhe, sono o non sono lo sceriffo? Maria, la ballerina, ha pensato di organizzare una grande festa nella strada principale e, insieme con le altre sue amiche, stanno preparando striscioni e nuovi balli in cui esibirsi, e, ciliegina sulla torta, stanno preparando un buffet così grande da sfamare tutti gli esseri viventi nel giro di 500 chilometri.-
-Ottimo.- commentò l'indiano.-Pensi che possa portare anche la mia tribù? Un segno di riconciliazione non potrebbe fare altro che bene in questo periodo. Non trovi?-
-Penso di si.-affermò lo sceriffo.-del resto più ne siamo e meglio è. Dopo la morte di quell'indiano abbiamo bisogno di rinforzare i rapporti. A proposito, lo conoscevi?- chiese John
-Si, lo conoscevo era mio cugino Wyatt. Non pensi che la banda di Barnes possa provocare problemi questa sera?
-Cercherò di fare il possibile per evitarlo, caro amico.- Con queste parole lo sceriffo si alzò e andò al bancone dove, dopo un breve scambio di battute con Henry, il quale indossava la sua solita camicia bianca col gilet, consumò la sua tequila mattutina. Completata la solita routine di prima mattina, John uscì dal locale e si diresse al suo ufficio, grato di respirare di nuovo aria pulita. Entrato in ufficio, nient'altro che due stanze rettangolori provviste di 2 prigioni a testa, sentì una voce familiare salutarlo:
-Buongiorno capo.-disse un uomo, non più alto di un metro e sessanta ma con i muscoli così pompati da fare invidia a qualsiasi uomo. Indossava un giubbotto nero, pantaloni neri e l'immancabile stella da vice-sceriffo.
-Buongiorno a te, Billy. Ci sono novità?- rispose lo sceriffo, vedendo questi sbucare da dietro uno scaffale.
-Altre scaramuccie al confine. Si pensa che sia opera di Barnes.-
-Diamine-esclamò John-spero solo che non ci rovini la festa.
-Pensi davvero che possa farlo?- chiese preoccupato BIlly
-No, ma è meglio prepararci. Prendi dieci uomini e posizionali all'entrata nord della città, poi altri dieci a quella sud. Infine prendi i due uomini di cui ti fidi di più e raccogli quante più informazioni possibili sulla banda di quel mascalzone. Le voglio qui alle sette di stasera, un'ora prima delle festa. E guai a te se fai tardi, ti taglio quei tuoi inutili piedi e te li faccio mangiare. Hai capito? Su, ora muoviti!-con queste parole lo sceriffo concluse il dialogo e andò nella stanza successiva. Ad aspettarlo c'era un uomo la cui unica cosa che aveva in comune con lo sceriffo era lo stare nella stessa stanza: lo sceriffo era pulito e vestito in modo ordinato, l'altro era sudaticcio e vestito con una camicia a scacchi rossa insieme con un jeans blue, lo sceriffo aveva la barba curata mentre l'altro l'aveva lunga e arruffata, lo sceriffo era un uomo d'onore, l'uomo era un bandito, lo sceriffo era dinanzi la prigione, l'uomo era dentro la prigione. Si chiamava Tom, era uno scagnozzo di Barnes finché l'onesto cittadino Billy non l'aveva sorpreso a rubare bovini dal suo gregge, meritandosi la stella da vicesceriffo. La prigionia lo aveva privato di molto del suo vigore ma, quel poco che ne restava, lo rendeva comunque un uomo da cui stare lontani in una notte senza stelle.
-Salve sceriffo.-esclamò questi
-Le canaglie come te non meritano neanche il buongiorno.-rispose risoluto lo sceriffo, mentre si affrettava a ritirare il pasto della sera precedente e a fornirgli la colazione.
-Forse questa canaglia può fornirti informazioni che neanche uno sceriffo potrà mai racimolare. Sappi che questa sarà una notte che pochi dimenticheranno.-
Una goccia di sudore imperlò, all'improvviso, la fronte dello sceriffo.-Dimmi tutto quello che sai.-
-So che stasera le pistole danzeranno e che molti non potranno più gustare una piacevole colazione domattina-, rispose il prigioniero mordendo un pezzo di pane.
-Dimmi di più- ordinò lo sceriffo.
-Solo a patto che tu mi conceda la libertà, cowboy.
-Dipende, ora parla- Concesse amaramente lo sceriffo.
-Stasera, a mezzanotte, nel mezzo dei festeggiamenti, Barnes piomberà sulla tua così amata cittadina e la metterà a ferro e fuoco. C'è una spia all'interno della città, è da lui che Barnes ottiene le sue informazioni, non so chi sia ma ti consiglio di stare in allerta. Dopotutto non voglio che questa città soccomba, mi sono affezionato a queste quattro mura e...bhé...mia figlia vive qui.-
-Ti ringrazio, appena questa faccenda sarà risolta ti libererò a petto che ritornerai ad essere un onesto cittadino.- promise.
-Non ho ancora finito, Burnes si nasconde in una casetta nelle vicinanze. Posso condurti da lui, procurati un altro uomo. Se vuoi salvare la città devi fidarti di me.-diffe Tom
-Ti darò una possibilità, sono tempi duri questi. Ritornerò a mezzogiorno. Rifletti intanto sui tuoi crimini.-concluse John
-Sceriffo, non volevo uccidere quell'indiano ma non avevo altra scelta.-
-A dopo.- Così John uscì dall'ufficio e si ritrovò di nuovo in strada. Il sole risplendeva alto nel cielo e il caldo torrido che caratterizzava quell'onesta cittadina dell'Arizona stava iniziando a giocare le sue carte più crudeli. Lo sceriffo iniziò a camminare e, giunto alla via principale, si ritrovò di fronte Maria nei suoi classici vestiti da ballerina: una maglietta di cotone azzurro abbinata ad una gonna corta del medesimo colore, in più portava dei tacchi alti e un frontino blu scuro le tratteneva i capelli. Nonostante gli anni passassero anche per lei, la sua bellezza non accennava a diminuire. I suoi lisci capelli biondi le scendevano dietro la schiena, luccicanti alla luce del sole. La sua carnagione chiara faceva intuire subito che non era nativa dell'America e che aveva origini europee. -Ciao John.-
-Ciao Maria.- esclamò lo sceriffo.-Come procedono i preparativi per la grande festa?-
-Bene, abbiamo avuto alcuni problemi con il cibo ma a breve arriveranno alimenti dalla contea adiacente la nostra e potremo finalmente cucinare.-
-Ottimo, non chiedevo di meglio. Per caso hai visto Waupee?- domandò John
-Si, è là, dietro quell'albero. Farai presto a raggiungerlo, sembra che se ne stia andando.-
-Grazie mille Maria. A dopo.-
John si diresse da Waupee e, accennatigli le informazioni ottenute dal prigioniero, gli chiese di andare in missione con lui.
-Bhè, è una faccenda molto seria, ma ti aiuterò.- disse Waupee
-Grazie pellerossa. Ti aspetto a mezzogiorno nel mio ufficio.-concluse lo sceriffo. Così lasciò la piazza e andò a casa per cambiarsi d'abito. Indossò dei pantaloni larghi marroni mantenuti in vita da una delle sue grandi cinture provviste di due fondine, insieme con una mantella. Quindi, dopo aver preso una mantella e un pantalone per il prigioniero, tornò in ufficio dove Waupee lo stava già aspettando. Senza perdere un attimo di tempo aprì la cella di Tom e gli diede i panni con cui vestirsi. Completata l'operazione, lo sceriffo concesse all'ormai ex-prigioniero una pistola e, dopo aver controllato i due uomini bianchi le munizioni e l'indiano le sue frecce per l'arco nella faretra, si diressero nelle stalle. Erano rimasti soltanto 3 cavalli, sufficienti per tutti e, dopo averli appositamente preparati con sella, briglie e morso, uscirono dall'edificio, pronti per un nuovo viaggio. Erano ormai le 12:30 quando uscirono dalla cittadina di Tombstone così disposti: Tom davanti, lo sceriffo in mezzo, e Waupee dietro. Quindi condussero i cavalli al trotto e si diressero verso il luogo di cui aveva parlato Tom. Attraversarono praterie ricoperte di un'erba verde che sfiorava a stento il piede d'altezza, passarono accanto a grandi ranch dove pascolavano cavalli, bovini e ovini. Furono costretti a guadare diversi torrenti d'acqua ma alla fine una sorta di grido di contentezza uscì dalle labbra di Tom.- Siamo arrivati.-disse questi
-Sei sicuro che è questo il luogo?-chiesero Waupee e lo sceriffo. La casa era una piccola costruzione di un solo piano, costruita in mattoni. Si ergeva sulla cima di un'alta collina, protetta da una cinta di mura molto bassa, ma in grado di fornire protezione a un uomo accovacciato o sdraiato.
-Si, è questo-rispose Tom, con una nota di nostalgia nella voce.
-Bene, allora andiamo-fece John. Scesero dai cavalli e li condussero per le briglie su per la collina, non senza prima prendere molte precauzioni, aguzzando la vista per cercare di scorgere dei nemici. Silenzio. Nel cielo l'unico rumore che si udiva era lo sbattere d'ali di un falco, ma dopo un po' anch'esso passò, lasciando i tre uomini nel silenzio più assoluto. Erano ormai le due quando arrivarono in cima alla collina, il sole brillava più forte che mai e il silenzio non accennava a diradarsi. Si avvicinarono cautamente alla porta, quando sentirono un rumore smorzato provenire dall'interno dell'abitazione. Lo sceriffò non esitò: estrasse Destro e, con un calcio poderoso, abbatté la porta e irruppe nella casa. Questa era formata da un'ampia sala rettangolare, un camino ardeva al centro e, cosparsi intorno ad esso, vi erano i resti di un pranzo recente. Del resto era vuota, soltanto un tavolo e tre sedie occupate da...tre uomini. Tre uomini erano legati e imbavagliati a delle sedie, cercavano di parlare ma la fascia intorno la bocca gli impediva di pronunciare suoni riconoscibili. Lo sceriffo, accompagnato dagli altri due uomini entrati dopo qualche istante con lui, si avvicinò agli uomini imbavagliati e, dopo un primo momento, li riconobbe.
-Per i sette inferi, cosa ci fate voi qua? Dovreste essere in città non trovate? disse lo sceriffo mentre li slegava.
-Sceriffo, eravamo nelle vicinanze quando la banda di Barnes ci ha catturati.-esclamò Billy
-Avete scoperto qualcosa?-
-Si, capo. Si stanno dirigendo verso Tombstone, vogliono mettere a ferro e fuoco la città.-disse il vicesceriffo.
-Diamine!!!! Lo sapevo, quel dannato di Barnes vuole la guerra, e la guerra avrà-
-Capo, lo abbiamo sentito dire che si sarebbe fermato al guado più vicino del Colorado e che, dopo un riposo breve, avrebbe cavalcato alla testa di cinquanta banditi diretto verso Tombstone. Dobbiamo sbrigarci.
-Si, Billy. Prima però mangiamo qualcosa-disse lo sceriffo. Così si mise a cercare intorno al fuoco e trovò un pollo mezzo mangiato con qualche bacca, avanzo della banda di Barnes. Dopo aver pranzato con quei magri avanzi, ripresero il viaggio verso il Colorado, per cercare di cogliere di sorpresa la banda del bandito. Il viaggio proseguì a rilento, siccome questa volta, su ogni cavallo, c'erano due uomini. Il sole stava iniziando la sua discesa verso ovest e il calore che fino ad allora aveva caratterizzato la giornata iniziava a diradarsi. Le nuvole si addensavano minacciose all'orizzonte e in alcuni tratti oscuravano il sole, facendo piombare sul mondo un'oscurità fittissima. Durante il viaggio nessuno proferì parola finché non si udì Billy.-Siamo quasi arrivati.-disse questi
-Bene, tenetevi pronti.-esclamò lo sceriffo. A circa un chilometro da loro, sulla riva opposta del Colorado, nel mezzo di una fittissima radura erano state erette dieci tende. Al centro del provvisorio accampamento ardeva un grande falò, ma nessuno era nei pressi a scaldarsi. I sei temerari si avvicinarono cautamente al fiume e, prima di guadarlo, diedero un altro sguardo alla fitta radura che si protendeva dinanzi a loro. Arrivati all'accampamento perlustrarono tutte le tende ma le trovarono vuote, così seguirono le orme lasciate dal gruppo di Barnes. Billy ed i suoi uomini si misero davanti e, seguiti dallo sceriffo, dall'indiano e da Tom, si inoltrarono nella radura. Le piante crescevano fitte, i sottili fili d'erba erano mutati in alberi ad alto fusto che oscuravano la luce del sole. Dovunque si vedevano radici sporgenti sotto le quali si nascondevano miriadi di rettili. Avanzavano cautamente, le orme dei banditi diventavano sempre più rade e molti avevano ormai perso la speranza. All'improvviso si sentì un sibilo a pochi passi da loro, un rumore che tutti conoscevano. Una pallottola era stata sparata a pochi metri dal gruppo, ma non si vedeva traccia dell'uomo che aveva sparato. -In allerta.-esclamò lo sceriffo.
-Si, John. Stai in allerta.- disse Billy estraendo la sua colt e sparando uno alla volta i due uomini accanto a lui. Il silenzio che fino a quel momento aveva regnato nella radura fu spezzato da una risata maligna, e dal rumore di cinquanta pistole che uscivano dalle rispettive fondine per essere puntate contro la banda dello sceriffo.
-Bene, bene. Ottimo lavoro Billy. Sapevo che non mi avresti deluso.- un uomo alto, con il volto solcato da cicatrici, si fece avanti. Indossava un panciotto marrone e pantaloni al ginocchio neri con un fazzoletto gli copriva la bocca. Era sulla quarantina ma il suo corpo non dava segni di vecchiaia.-Guarda guarda chi abbiamo qui. Lo sceriffo John Fitzburn.-esclamò il bandito
-Barnes, lurida canaglia. Cosa ci fai qui? E tu Billy, quando sei diventato un bandito?- rispose John
-Bhé, lui è sempre stato uno di noi- Un sorriso malvagio comparse sul viso di Barnes.-E stasera potrò ammirare da vicino il suo coraggio.
-Farabutto!!!! Cos'hai intenzione di fare?-Fiumi di rughe comparvero sul volto dello sceriffo, come se avesse perso venti anni di vita.
-Bhé, mi hanno detto che stasera ci sarà una festicciola...e non mi hanno invitato. Fortunatamente il mio amico qui presente, Billy, ha ritenuto giusto avvisarmi e stasera...hmm...diciamo che organizzeremo una nostra festa tutta privata, con pallottole ed esplosivi.-Risate di scherno eruppero dalle labbra del bandito-Peccato che non sei invitato. Billy, legali a quel tronco laggiù e fa' in modo che non ci diano più fastidio.-
-Farabutto!!! Maledetto è il giorno in sei nato. Farabutto, canaglia, vigliacco!!!- Una lunga corda fu avvolta intorno ai corpi dello sceriffo, dell'indiano e di Tom. Le fondine vennero svuotate delle loro pistole mentre i banditi ridevano e scherzavano l'un l'altro. Il sole che fino a quel momento brillava in cielo parve oscurarsi, tale era la malvagità di Barnes. All'improvviso tutto parve confondersi, l'ultima cosa che lo sceriffo vide fu una pistola puntatagli contro.
...
Si svegliò in una radura illuminata dagli ultimi raggi di sole. La testa gli rimbombava forte, immagini confuse si susseguivano dinanzi ai suoi occhi. Sentiva delle urla vicine, ma al tempo stesso che provenivano migliaia di chilometri lontano. -Sceriffo. John- esclamavano. La testa gli cadde sul corpo e si imbatté di nuovo in un sonno profondo.
...
La luce ormai pareva avesse abbandonato il mondo. Il sole stava tramontando ma, questa volta, riuscì a destarsi dal sonno. I suoi amici lo chiamavano ancora-Sceriffo-esclamavano preoccupati. Cercò di alzarsi ma una fune cingeva il suo corpo ad un albero maestoso. -Amici-disse con una voce roca.
-Finalmente, temevamo fossi morto.-esclamò Waupee
-Ditemi amici, cos'è successo?- chiese lo sceriffo
-Quella canaglia di Barnes ti ha colpito col calcio della pistola ed hai perso i sensi. Non abbiamo più molto tempo, sono quasi le otto e la festa sta per iniziare. Dobbiamo fermarlo.-rispose l'indiano.
-Dovrei avere un coltello cucito in una tasca interna della mantella, datemi alcuni momenti.- Così dicendo si mise a frugare l'interno delle sue tasche finché non comparve un taglierino così minuscolo da celarsi alla vista di un'aquila. Sensa esitare un attimo si mise a tagliare la fune, poi diede il coltellino a Waupee e poi a Tom. -Ehi tu-fece lo sceriffo rivolto a Tom- sapevi che si trattava di un'imboscata? Dimmi la verità o pagherai con la tua vita-
-No, sceriffo. Lo sai, dopo aver ucciso quell'indiano mi avete catturato e non so più di questa mattina.- rispose onestamente Tom.
-Ehi,ehi, fermi tutti! Stai dicendomi che hai ucciso tu mio cugino, Wyatt?- chiese Waupee
-Si, Waupee, è stato lui. Ma ora non abbiamo tempo per questi discorsi. Dobbiamo sbrigarci!-esclamò preoccupato lo sceriffo.
-Al diavolo Barnes e la sua banda di canaglie. Io questo bandito lo uccido- L'indiano si lanciò su Tom e iniziò a tempestarlo di pugni, urlando a squarciagola. L'ex-bandito restò fermo e subì i colpi senza protestare. Furono soltanto le mani vigorose dello sceriffo a divederli.-Waupeee! Abbiamo questioni più urgenti da risolvere. La città sta per essere bruciata e tu pensi ad una vendetta? Dobbiamo sbrigarci. Non abbiamo né cavalli né armi, ragion per cui non dobbiamo perdere neanche un secondo. Intesi?-
-Va bene. A patto che dopo tu ti faccia da parte, sceriffo.-esclamò l'indiano.
-Co...conosco un ranch qui vi...vicino dove possiamo pre...pre...prendere in prestito dei cavalli.-disse singhiozzando Tom.
-Ottimo, apri la strada.- ordinò John. Così si incamminarono per la radura, le alte piante furono man mano sostituite da più fragili ramoscelli d'erba, e i rettili che vivevano in essa furono sostituiti da bovini e ovini. Il ranch di cui aveva parlato Tom non era molto distante ma impiegarono molto tempo per raggiungerlo a piedi. Il proprietario era una persona onesta e parve più che compiaciuto a prestare tre cavalli allo sceriffo, aspettandosi forse una lauta ricompensa. Il sole aveva ormai abbandonato il mondo quando montarono in groppa ai cavalli e si diressero verso Tombstone galoppando a tutta velocità, con l'aria che scuoteva i capelli a quella magra compagnia. -Non mi sarei mai aspettato che Billy mi tradisse-esclamò John-Mi dispiace di avervi trascinato in questa vicenda.-
-Non ti preoccupare-esclamò Waupee, ripresosi ormai da quel lampo d'ira.- Tra poco saremo in città e porremo fine a tutte le ostilità causate da quel bandito di Barnes-
-Ben detto, amico pellerossa.-fece lo sceriffo.
Arrivarono in vista di Tombstone mentre la luna faceva la sua timida comparsa in quel cielo blu nuvoloso. L'aria odorava di zolfo, segno che a breve sarebbe piovuto. Erano le otto passate e, anche lontano dalla strada principale, si riuscivano a sentire le grida di gioia dei partecipanti alla festa. Un grande boato accolse l'entrata dei tre uomini, a cui seguì un silenzio generale. Poi tutto il mondo sembrò capovolgersi. Le urla di gioia degli uomini si trasformarono in urla di dolore, i nitriti spaventati dei cavalli nelle stalle si ripercossero in tutta la città. Una piccola, debole fiamma, fece la sua comparsa sul tetto di un edificio. Poi quella piccola fiamma cominciò a propagarsi, spinta dal vento alzatosi in quel momento. -Siamo arrivati troppo tardi.-esclamò John.
-Siamo ancora in tempo-disse Waupee-Non perdiamo la speranza-
-Diamine, dannato farabutto!-L'ira pervase lo sceriffo, fino ad allora calmo.-Prima ci servono le armi. Venite nel mio ufficio-I tra posarono i cavalli e si diressero correndo verso casa di John. Imboccarono stradine secondarie e vicoli dimenticati dal tempo per evitare i banditi di Barnes, passarono dietro al saloon di Henry e si ritrovarono di fronte la casa dell'indiano.-Io vado a prendere il mio arco, sceriffo.-disse Waupee.
-Porta con te anche Tom e procuragli una pistola-disse lo sceriffo. Waupee sembrò esitare un attimo, poi scosse il capo e disse-Ok, seguimi.-
Mentre i due improbabili compagni si dirigevano verso casa di Waupee, lo sceriffo andò a casa sua. Si procurò due nuove fondine, in una vi pose la pistola di riserva, mentre l'altra la lasciò vuota. Impugnò un Winchester, regalo del padre da tempo defunto, e, controllate le munizioni, scese di nuovo in strada. Ad aspettarlo c'erano Waupee e Tom, ognuto armato fino ai denti.-Tu e tu andate in città a stanare i banditi di Barnes. Reclutate ogni uomo in grado di impugnare una pistola. Io vado a fermare Barnes. Addio uomini. Siate coraggiosi.- Così dicendo lo sceriffo si allontanò dai due uomini e si diresse verso la strada principale. Il fuoco ormai avvampava in tutta la città, le urla si erano fatte più acute e fiumi di gente correvano dappertutto. I primi spari dello sceriffo non attardarono a farsi sentire, il Winchester lavorava duramente quella sera, aiutato occasionalmente dalla cugina più piccola che saettava dalla fondina alla mano dello sceriffo, e viceversa, a velocità incredibile. Uno dopo l'altro gli uomini cadevano come birilli. I festoni che decoravano la città cadevano l'uno dopo l'altro, infuocandosi a vicenda. Aveva percorso quasi un chilometro quando sentì una voce familiare gridare da una stradina parallela alla sua. Si sporse giusto quel tanto per vedere che era in corso uno scontro a fuoco tra i banditi e dei cittadini, uno dei quali scagliava frecce a velocità incredibile. Waupee. Ma non era la sua la voce che aveva sentito: era di Billy. L'ex vice-sceriffo stava ancora fregiandosi della sua stella, disonorando il lavoro dei suoi predecessori. Indossava gli stessi abiti del mattino, ma al posto delle sue solite pistole ne aveva di nuove, erano due revolver giganteschi, strani da usare per un uomo minito, anche se muscoloso, come lui. Allo sceriffo bastò un'altra occhiata per accorgersi che quelli erano i suoi revolver: Destro e Sinistro. Il furore dello scontro non accennava a diminuire, pallottole volavano da entrambe le parti, lacerando la pelle degli uomini e lasciando fori profondi. Erano circa una ventina, tra banditi e cittadini, ma lo scontro impressionava anche lo sceriffo. Alla fine i banditi ebbero la peggio, restò in vita solo Billy.-E così sono rimasto solo io-esclamò quest'ultimo.
-Non ti preoccupare, non rimarrai in vita per molto.- esclamò Waupee prendendo una freccia dalla faretra e avvicinandola all'arco.
-Perché sei diventato un bandito, Billy?- fece lo sceriffo, avvicinandosi a questi.
-Per il motivo per cui lo diventano tutti. Oro, gloria, fama. Cos'altro può desiderare un uomo? Donne? Ho già tutte quelle che voglio- disse Billy sputando.
-Dì la tua ultima preghiera, canaglia.-disse Waupee, caricando l'arco.
-La mia preghiera è questa- Il bandito caricò Destro e lo puntò contro Waupee, sparando il colpo. La pallottola corse veloce, tagliando l'aria. Fu un attimo. John vide soltanto un uomo cadere a terra, scosso da spasmi di dolore. Il suo Winchester non fallì. Anche Billy cadde sulla terra battuta, alzando nuvole di polvere. Lo sceriffo si avvicinò all'uomo morente, quando lo stupore si dipense sui suoi occhi. Era Tom, bandito, canaglia, feccia dell'umanità, ma uomo di gran cuore, che si era sacrificato per Waupee incrociando la traiettoria della pallottola. Fioche parole gli uscivano dalla bocca. -Mi dispiace per tuo cugino Wyatt.-fece Tom.- Non volevo ucciderlo.-disse scosso dai singhiozzi e dagli spasmi di dolore.- Ti prego, proteggi la mia fa...la mia fa...mi....glia.- Un ultimo spasmo di dolore pose fine alla vita di quell'uomo che aveva sacrificato la sua vita per ripagare ai torti commessi in vita.- Uomini come lui nascono una volta ogni cento anni.-disse l'indiano. -Che possa godersi una vita nell'aldilà migliore di quella avuta in questo mondo- esclamò lo sceriffo.
-Bene bene. Non mi avevano detto neanche che c'era un funerale qui.-fece una voce roca.-E' strano che persone brave e umili come me siano escluse dalla società.-
-Muori, farabutto!!!-esclamò lo sceriffo.-Non meriti di vivere. Ti sei condannato da solo, questa sera morirai Barnes.- Poi, rivolgendosi a Waupee disse -Porta Tom via di qui. Ora!-
-Tornerò tra poco. Tu uccidi quel farabutto- disse Waupee alzando Tom e mettendoselo in spalla- Buona fortuna-
L'indiano aveva appena svoltato l'angolo quando Barnes lo apostrofò-In guardia sceriffo.- Il bandito scaricò tre colpi su John, il quale, colto alla sprovvista, si rifugiò dietro un muretto. Quindi le pallottole ricominciarono a danzare, mentre fini gocce di pioggia iniziavano a cadere dal cielo. Lo sceriffo buttò via il suo Winchester ormai inutile e impugnò la pistola a due mani, cercando di mirare meglio. Nessuno riusciva a prevalere, scariche di colpi venivano sparate ora da un lato ora dall'altro. Un'ombra vestita di camicia e panciotto passò vicino al corpo del defunto vicesceriffo. Il bandito si sporse per vedere cosa stava succedendo. "Ora", penso John, mirando al petto di Barnes e premendo il grilletto. Per un istante ci credette. Un rumore metallico si ripercosse nell'aria: la pistola dello sceriffo si era inceppata. -Ahah, questa non me la sarei mai aspettata da uno sceriffo- disse Barnes avvicinandosi allo sceriffo con la pistola in pugno. Un tuono rintronò nel cielo, seguito dallo scrosciare della pioggia. Il lampo non tardò a presentarsi. Il mondo parve prendere vita, per poi morire di nuovo un secondo dopo. Ma un secondo era bastato, l'ombra aveva raccolto il revolver dello sceriffo. Barnes si voltò verso l'uomo. -Prendi.-disse quest'ultimo lanciando Destro allo sceriffo. La pistola fu impugnata come attratta da una calamita. BOOM. Uno sparo riecheggiò nella stradina. Il bandito cadde a terra straziato dal dolore. Dieci secondi dopo morì con una maledizione sulle labbra. Lo sceriffo fu raggiunto dall'uomo col gilet-John-disse-è finita-.
-Si, Henry. Finalmente. Raduna la gente nella strada principale. Vi raggiungo tra poco.-così dicendo, lo sceriffo si avvicinò al vecchio barista, raccolse Sinistro, lo mise nella fondina, e si incamminò seguendo la scia di sangue lasciata dal corpo di Tom. Questa terminava vicino ad un torrente, dove la pioggia, che continuava a cadere fitta, aveva cancellato le impronte. In piedi, a pochi centimetri dalla riva, c'era Waupee, immerso nei suoi pensieri.-Ehi-disse lo sceriffo.
-Immagino che Barnes sia morto-.disse l'indiano.
-Si-.
-Ho preferito abbandonare il cadavere di Tom nel torrente, così magari un giorno potrà fare la pace anche con Wyatt-disse questi con amarezza.
-Su, ora andiamo-. Insieme ritornarono in città, percorrendo la stessa strada che qualche ora prima avevano percorso in tre. Arrivati nella strada principale furono acclamati da urla di gioia-I nostri eroi-urlavano-Urrà per i nostri salvatori-. Maria corse ad abbracciarli, piangendo lacrime di gioia.-Pensavamo vi fosse successo qualcosa. Henry ci ha radunati tutti qui. Ha detto che c'era una sorpresa.-
-Si, oggi è successo molto-disse Waupee.-Tuttavia, penso sia meglio lasciare la parola allo sceriffo, sembra abbia qualcosa da dire-
John salì sulla piattaforma rialzata. La gente lo guardava come fosse un dio. Lo stavano ancora acclamando. La pioggia aveva smesso di cadere e nel cielo la luna brillava nuovamente col suo solito splendore.-Cittadini-disse-oggi, molti dei nostri cari sono caduti combattendo per una causa comune. E' stata una giornata irta di pericoli ma oramai è finita.-Le lancette dell'orologio sovrastante il municipio segnarono la mezzanotte. Le campane iniziarono a suonare.-Si, è stata una giornata veramente irta di pericoli. Ma non lasciamo che i nostri cari siano morti invani. Se non sbaglio oggi è un giorno particolare.-disse con un sorriso malizioso-E' il 5° anniversario di The-West e dobbiamo festeggiare!!!- Le urla si propagarono in tutta la città, fiumi di vino e spumante si riversarono nei bicchieri, le pistole degli uomini ruggivano di felicità, anche i cavalli sembravano più felici. Del resto, era o non era il 5° ANNIVERSARIO DI THE WEST?


Futur Boss
 
Ultima modifica:

Billy-AR

Cowboy
VIDEO Compleanno

Spazi Infiniti...
Cowboys sempre al lavoro....
Duelli...
Amici che si ritrovano alla sera...
Cowboy solitari...
Amori che nascono...
Grandiose città...
Con noi da 5 anni...
The West

Da tutti noi..
Tanti auguri!

Dungan
 

Billy-AR

Cowboy
Lo strano caso del dottor Inn, della signora Clelia e di PG – Retroscena di un compleanno

18 febbraio 2008 h. 09.45

Quando la signora Clelia fece il suo ingresso nella sala d’attesa, tutti si volsero a guardarla. Lei, intimidita, abbozzò un sorriso, salutò e si mise a sedere su una delle accoglienti poltroncine bianche, accanto della finestra. Accavallò le gambe e distrattamente afferrò una delle riviste a disposizione dei pazienti.
Si sentiva addosso lo sguardo della segretaria. Cos’aveva fatto di strano questa volta? Eppure era vestita a puntino, la stagione era quella giusta, l’appuntamento, ne era certa, era alle 10.00. Decise di non darvi peso, del resto, da quando aveva avuto l’incidente, le capitava spesso di fare cose strane e di interpretare come strane le cose che poi strane non erano.. arrovellandosi sul concetto si tuffò in uno dei pensieri senza capo ne’ coda che ultimamente accompagnavano le sue lunghe giornate solitarie.
“Signora Clelia?”
La donna sobbalzò “abbiamo finito, dottore? Sa com’è oggi è una giornata particolare, sono un po’ di corsa, è il compleanno di PG…” L’uomo la fissò con aria pensierosa. “Signora Clelia, venga con me, accomodiamoci nel mio studio, non abbiamo ancora iniziato”. Il medico, voltandosi, incrociò lo sguardo della segretaria, le fece un cenno affermativo col capo. Nell’attraversare la stanza, Clelia si sentì nuovamente addosso gli sguardi degli altri pazienti. Imbarazzata si guardò la punta degli stivali e nessuno colse il rossore che era apparso sul suo volto, il largo cappello di cuoio marrone calzato ad arte e il bavero della pesante mantella, ben celavano le sue emozioni.
“PG?” chiese il dott. Inn facendo accomodare la paziente sulla poltrona “dunque ha ricordato qualcosa, signora Clelia!”
“PG dottore?” ribattè lei.
“Si, poco fa ha detto che oggi è il compleanno di PG… “
“Ah si! Certo, PG compie cinque anni!” disse la donna aprendosi in un sorriso carico di soddisfazione “oggi è la sua festa, non lo sapeva?”
“No, non lo sapevo.” si accarezzò la barba folta, un gesto che Clelia aveva imparato a riconoscere.. anticipava la domanda successiva.
“Posso chiederle, signora, perché ha scelto questo abbigliamento?”
Clelia abbassò lo sguardo. Forse al dottore non piacevano gli stivali da cavallo.. erano i più eleganti ma soprattutto, gli unici abbinabili agli speroni che aveva da poco comprato al mercato.
“In verità non saprei, dottore. Lei mi ha detto di seguire l’istinto, che ogni elemento si sarebbe rivelato utile per permettermi di ricordare e..” Capì dal sospiro del medico che la risposta non era stata efficace quanto si aspettava.
“Ha ancora avuto allucinazioni da quando ha sospeso i farmaci?”
“No, dottore”
“Bene” disse il dottore assorto nella lettura dell’elettroencefalogramma della donna “anche quest’ultimo esame non rileva particolari alterazioni.” Clelia non sapeva come interpretare l’affermazione del dottore. Era una buona notizia? Non lo era? Il suo senso di disorientamento era sempre più accentuato. Si tolse il cappello e la mantella preparandosi per l’ultima seduta di ipnosi. Il dott. Inn non potè fare a meno di notare il panciotto e il cinturone che la donna indossava sotto la mantella. “Signora Clelia, sia gentile, appoggi la colt qui sulla scrivania..”
“Quale colt?” Clelia apparve sorpresa poi “ah.. questa! E’ una deringer.. ma non si preoccupi, è scarica.” Certo che questi dottor-inn.. studiano studiano e non riconoscono un pero da una pera, speriamo almeno che mi faccia tornare la memoria.. il nome Clelia proprio non mi piace.
“Pier Giorgio? Pier Giacomo? Piera Giovanna?” Ben sapendo che sarebbe stato un tentativo inutile il medico provò la carta della sorpresa.
Preferisco Clelia pensò la donna e guardò con aria interrogativa il medico “Si, dottore?” “Non importa, si rilassi, forse otterremo qualcosa in più con la seduta di oggi” accese la videocamera e iniziò a preparare la paziente.
“Ora Clelia proveremo a cercare tra i suoi ricordi quelli che riguardano il piccolo PG. Siamo andati indietro nel tempo di qualche anno, si rilassi e mi dica cosa vede” La voce del medico era calma e suadente. Clelia, completamente rilassata, iniziò ad avere degli impercettibili movimenti delle palpebre, ruppe il silenzio con una risata. “PG è appena arrivato e già ha litigato”
“Con chi sta litigando PG?”
“Ah.. non ne ho idea, ehehe, adesso saltella tra un lavoretto e l’altro. E molto industrioso il piccolo PG, raccoglie cotone, bada alle pecore e ai maiali, falcia i campi.. è sempre stato un gran lavoratore. Che tenerezza è tanto piccolo in quello spazio enorme” La donna continuò a raccontare le avventure di PG, parlò degli amici che aveva incontrato sul suo cammino, delle prime città che stavano nascendo, dei primi duelli e di come una volta, per la prima volta, un amichetto di PG fosse svenuto ad opera di ben due mascalzoni.. svenuto si, ma solo per 48 ore.. Raccontò di missioni, indiani, banditi e ballerine mentre il medico, sempre più esterrefatto, prendeva appunti ringraziando di aver comprato quello straordinario strumento che era la videocamera.
Quando Clelia interruppe un momento il racconto la invitò a visualizzare PG un po’ più grandicello.
“Oh si” disse Clelia “brutta sera quella sera, quando attaccarono il forte Sand Creek” e raccontò di come il Mincio avesse costruito fino a pochi minuti prima dell’attacco le barricate. Nessuno di loro aveva mai combattuto ad un forte ma tutti diedero il massimo e il giorno successivo erano di nuovo tutti attivi ed operosi come piccole formichine.
Il dottor Inn cercò di fare mente locale. Era il primo caso di paziente intrappolata in un mondo parallelo. Aveva fatto bene a far cenno alla segretaria di procedere, quella donna aveva indubbiamente bisogno di aiuto. L’evidente stato di dissociazione che mostrava anche sotto ipnosi lo preoccupava ma come spesso gli accadeva lo incuriosiva anche. Guardò l’ora, ancora pochi minuti e avrebbe dovuto riportare Clelia alla realtà. Gentilmente le chiese “Clelia, riesce a visualizzare PG ai giorni nostri?” “No” rispose serenamente la donna. Il dottor Inn non si aspettava quella risposta. “Va bene, allora proviamo ad incontrare l’ultimo PG che ricorda, siamo vicini al compleanno giusto?”
“Certo, è oggi”
“Bene, mi racconti di PG”
“Sta lanciando cuoricini, cuoricini e cuoricini a destra e a manca… carogna com’è non l’avrei mai detto ma.. si sa, invecchiando si cambia”
“E cos’altro sta facendo PG?” incalzò il medico, senza distogliere lo sguardo dalle lancette e seguendo attentamente i movimenti della paziente, compreso quello strano tic all’indice della mano sinistra che era comparso dall’inizio della seduta.
“Niente di particolare, assalta treni, rapina banche, talvolta partecipa a rodei.. adesso è un professionista serio lavora anche conto terzi, ha persino racimolato qualche dollaro in banca, forse si sta preparando per la pensione”
“Va bene, Clelia. Prima di riportarla indietro vorrei che facesse ancora una cosa per me. Cerchi un calendario, lì dove vede PG”
La risata sonora fece sobbalzare il medico. “Non ci sono calendari” disse cambiando espressione del volto.. “solo, laggiù in basso si può leggere qualcosa, piccolo piccolo 18 febbraio 2014. Ecco, c’è scritto quello, ma non è possibile, siamo nel 1897”.
Il dottor Inn capì che lo stato di alterazione mentale di Clelia non era più compatibile con la seduta. Lentamente la riportò alla realtà e quando fu completamente presente le prese una mano e le disse “Bene Clelia, è stata molto brava, come si sente?”
“Molto bene, dottore, ho solo la mano destra un po’ intorpidita” rispose sorridendo. “Si è fatto tardi, immagino, devo andare a prepararmi per la festa, se mi lascia il suo indirizzo mail, posso mandarle un invito”.
“Con piacere Clelia ma… si ricorda cosa le dissi la volta scorsa?” Clelia annuì. “Benissimo” continuò il dottore “la mia segretaria ha già provveduto a chiamare gli inservienti della casa di cura. L’accompagneranno in un posto meraviglioso, con praterie, cavalli, cani. “Coyote” lo interruppe Clelia” “Si, certo, mi scusi, coyotes. Vedrà che lì la aiuteranno a ricordare.”
Clelia si alzò, indossò la mantella, calò il cappello di cuoio sugli occhi, il dottore le sporse la deringer che prontamente ripose nella fondina. Non le erano mai piaciuti i saluti, si accomiatò in silenzio dopo aver stretto la mano al suo medico. Due inservienti erano pronti ad accompagnarla alla festa. Mentre usciva dallo studio il dott. Inn la sentì intonare un motivetto “Alla fie-era del West, per due soldi, un fucilozzo zio Henry comprò…”
La seguì con lo sguardo finchè scomparve dalla sua vista, sospirò e si rivolse alla segretaria. “Abbiamo altri pazienti, per oggi, Maira?”
“No dottore, la signora Clelia era la sua ultima paziente”
“Bene, allora mi chiami gli sviluppatori”.

Lula
 
Stato
Non aprire per ulteriori risposte.