DIARIO DI UN VOLATILE ETNOLOGO

CorvoBlu

Colono
E mi ritrovo a rilassarmi questa oretta, caro diario per scrivere e annegare la mente nei ricordi, i ricordi di viaggi, avventure, esperienze sempre nuove e che sempre hanno ampliato gli spazzi per far volare la mia mente verso mete ora a me ignote, verso emozioni che riempiono il cuore. Viaggiando il continente dalle estreme punte ghiacciate, desolate della parte più meridionale, attraversando le Ande, fino ad arrivare alle verdi, vergini, inaccessibili foreste tropicali.
Fu li che osservando in meditazione una nuvola lucente di raggi riflessi, trovai l'ispirazione e riuscii a capire antichi insegnamenti sciamanici e mi sentii appartenente al tutto, imparai a considerare ogni individuo parte di me stesso, meglio, capii che l'altro non è che il riflesso di quello che il mio io elogia o in casi estremi non approva. Imparai così a sopportare le maldicenze, e gli atteggiamenti pieni di boria che questi uomini arrivati dal di la dei lontani mari portarono nelle nostre terre natie. Fu a casa, nelle verdi estese praterie di quel territorio chiamato ora Indiana, che venni a contatto con le occidentali culture. Fu li che spinto dalla brama di conoscenza delle abitudini delle più disperate genti incontrai una comunità fiorente e generosa, guidata da una Viola che di tolleranza e generosità ne fece la virtù più apprezzata. La mia storia continua vagabondando tra le natie praterie dove i miei sensi trovano ristoro nella movimentata città di Osteria e la pace del villaggio indiano. per poi muovermi verso la costa più orientale dove lavoro alla produzione del convertiplano. Tra i numerosi viaggi lascio alle prossime pagine le esperienze con gli incontri dei personaggi (Tander/Fabrizio/Djion etc.) più tracotanti di questi numerosi mondi.
 
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Viola del Pensiero

Membro del "Giornalino"
Bellissime ispirazioni Corvo. Non vedo l'ora che ci racconti gli incontri con i vari personaggi che trovi su questi mondi Laugh io mi ricordo di risse furiose i primi tempi che Corvo è arrivato nella città di Osteria. Chissà che avventure son capitate :DLaugh e quali nuove vicende capiteranno ora che sei tornato.
 

Sestra

Forestiero
Attendo il seguito di queste avventure e rileggo le immagini di questi mondi, li vedo, mi sembra di sentirne i profumi. Percepisco l'aria che contorna i confini delle Ande, fino alle praterie ed i villaggi indiani....
Aspettando....
 

CorvoBlu

Colono
Ed eccomi, dopo circa quattro mesi e mezzo, tornare alle tue pagine caro diario, il lavoro in fabbrica è pesante e mi lascia poco tempo per interagire qui, ma per il resto le cose, sembrano girare abbastanza bene. L'inizio di questo ventesimo secolo ha portato molte, troppe novità, ero nato in una delle tante, numerose comunità algonchine, analfabeta e cacciatore raccoglitore, ho visto in pochissimi anni sparire ogni traccia di vita tradizionale, ormai vivo come questi coloni europei, lavoro nelle loro fabbriche più avanzate e ho il loro completo stile di vita.
Oggi il mio intento è rendere onore a chi mi ha preceduto, come me un nativo, anche se non algonchino., Circa un secolo fa, inizi 1800, un giovane e geniale fabbro della comunità cherockee , di nome Sequoyah riuscì dal nulla, ad inventare un alfabeto (il primo caso documentato della storia dell' adozione di un sistema di scrittura da parte di una comunità analfabeta). Questo geniale fabbro per evitare di dimenticare chi gli dovesse dei beni all' interno della sua comunità (noi indiani usavamo il bratto, solo ora stiamo iniziando a prendere confidenza con i dollari ), frutto del suo lavoro, era solito disegnare un pittogramma per rappresentare il suo debitore e dei cerchi concentrici, più era alto il numero dei cerchi intorno al pittogramma che rappresentava la persona che con lui aveva il debito, più erano i beni che il soggetto rappresentato nel pittogramma gli doveva. Venuto a contatto con gli europei, iniziò a rendersi conto che questi, per scambiarsi velocemente informazioni e mantenerle, interpretavano dei segni stampati su carta. Non conoscendo la scrittura Sequoyah passò il resto della sua vita a capire come poter tenere traccia di ciò che veniva detto, le prove furono molte, resosi conto che era impossibile rappresentare con un segno ogni cosa esistente, emozione e pensiero, (milioni di simboli ) finalmente capì che i suoni che un uomo poteva emettere per parlare erano limitati riuscì alla fine, dopo decenni di studi a comporre un sillabario con qualche centinaio di simboli fonetici, per ridurlo in fine a meno di 100. Ancora oggi il suo sillabario è la lingua ufficiale della comunità Cherockee, e con il suo alfabeto vengono stampati libri e giornali.
Questa è la dimostrazione lampante che le teorie razziste secondo cui gli europei devono portare la civiltà al mondo intero è completamente sballata. anche comunità di cacciatori raccoglitori avevano le stesse possibilità di arrivare alle stesse conclusioni ed invenzioni, il motivo per cui non l'hanno fatto , è solamente perché non ne avvertivano le necessità.
Purtroppo ancora oggi, rimasti una sparuta minoranza, su questo continente in cui abbiamo vissuto in armonia con la natura per migliaia di anni, dobbiamo sentirci disprezzati per essere i veri indigeni di queste sterminate e splendide terre. è vero che la loro tecnologia e civiltà ha portato i frutti dell' abbondanza anche se mal distribuita ma noi continuiamo ad essere orgogliosi delle nostre tradizioni, senza chiuderci alle tante novità da poco portateci, e dopo in lavoro nella più avanzata fabbrica che abbiamo qui, quella del convertiplano, chissà se prima o poi realizzerò anche il sogno del volo! Alla prossima caro diario, spero di tornare a scrivere le tue pagine presto!